
La Ghiacciaia di Villa Lambertini-Mattei
La Villa Speranza, divenuta poi Villa Lambertini-Mattei, è della metà del '600, ed era la dimora estiva della famiglia del cardinale Prospero Lambertini (1675-1758), Papa Benedetto XIV dal 1740 al 1758.
L’ingresso principale della proprietà, come testimonia ancora oggi il cancello segnalato da due imponenti pilastri sormontati da sfere di cemento, era sull'attuale via Bertocchi (ex via della Certosa) e percorrendo un viale alberato si raggiungeva la villa la cui struttura era caratterizzata dalla chiesetta, la casa colonica adiacente, e la ghiacciaia per la conservazione degli alimenti.
Oggi la villa si presenta in ottimo stato di conservazione, ancora affiancata dalla cappella familiare, dalla casa colonica e dal fienile, tutto recentemente restaurato, rispettando la tipica architettura dell’epoca per trasformare gli interni in abitazioni.
La Ghiacciaia, o Conserva, tipica struttura di cui erano dotate tutte le ville, era stata costruita, alcune decine di metri a nord della Villa nella zona più fresca.
La “Conserva” della Villa Lambertini-Mattei, utilizzata negli anni quale sicuro rifugio durante la guerra e luogo di gioco dei bambini, si affaccia verso nord e si presenta come una verde montagnola coperta da un boschetto di piante spontanee, su cui alta si staglia una quercia secolare, l’unica sopravvissuta delle due originariamente esistenti.
Curiosità
Come si costruiva una ghiacciaia
Fare una ghiacciaia per conservare gli alimenti richiedeva molto impegno; dopo la massima attenzione per scegliere il posto più adatto (che necessariamente doveva essere vicino a una pozza d’acqua, laghetto o macero, da cui prelevare il ghiaccio nella stagione più fredda, circa dal 15 dicembre al 15 gennaio), si passava alla costruzione vera e propria, che richiedeva pazienza e perizia.
Veniva scavata una buca profonda nel terreno, di parecchi metri, e predisposte scanalature per raccogliere gli sgocciolamenti; tutto veniva ricoperto con una costruzione in pietra a forma cilindrica, alta alcuni metri. Alla base una porticina per l’entrata, un’apertura alla sommità per scaricare dall’alto il ghiaccio in lastroni, separati uno dall’altro da fogliame di piante; tutta la costruzione veniva ricoperta da arbusti e piante ad alto fusto, generalmente querce.
_edited.jpg)
A proposito delle ghiacciaie
Per saperne di più
Palazzo Speranza e il quartiere Barca
Palazzo Speranza
Situata in località Speranza, nel Comune di San Paolo di Ravone, la villa prendeva il nome dal sito in cui era ubicata.
Notizie della villa si ritrovano già in un inventario della famiglia Cattanei della metà del '600 ed in una carta della pianura storica bolognese del 1740-1742 la tenuta risulta già indicata come proprietà del senatore Lambertini.
L’elegante e sobria dimora, destinata a casino per la villeggiatura, si estendeva su un tappeto verde con alberi da frutto e filari di vite.
Lo stradello detto Speranza (oggi via Filippo de Pisis), che partiva dalla vecchia via della Certosa (oggi via Bertocchi) e che giungeva sino alla via Emilia, derivava il suo nome proprio dalla presenza della villa.

Il quartiere Barca
Il nome ha avuto origine dal un servizio di traghetto a mano che consentiva di raggiungere rapidamente Casteldebole.
Non si ha certezza di quando iniziò il servizio, che era certamente già attivo nel XVII secolo ed era denominato Passo della Barca.
La strada per raggiungere il traghetto, dalla parte bolognese, inizialmente era considerata un prolungamento di Via S. Isaia (come si chiamava a quei tempi Via Andrea Costa), divenne poi col tempo Via della Barca e Barca diventò poi il nome del quartiere che vi nacque attorno al 1960. Il servizio cessò negli anni ’40.
L’ex Quartiere Barca, in seguito unificato con il Quartiere Santa Viola a comporre il Quartiere Reno, oggi fa parte del nuovo quartiere accorpato Borgo Reno, con la fusione con Borgo Panigale.

![]() | ![]() | ![]() |
|---|
Perchè la Villa si chiama Lambertini-Mattei?
CASA DI VILLEGGIATURA LAMBERTINI MATTEI
Le ricerche su questa residenza di campagna, ci consentono di farla risalire alla metà del '600, un fondo agricolo denominato "Palazzo Speranza", nell'allora Comune di San Paolo di Ravone.
L'ingresso principale della proprietà, la cui ampiezza era di 24 tornature (antica misura di superficie, a Bologna 1 tornatura = 2080,44 mq), era collocato a nord su via della Certosa (oggi via Bertocchi).
Un altro ingresso, sul confine meridionale di tutta la proprietà, si trovava sulla via S. Isaia (oggi Via della Barca).
La grande dimora era articolata su tre piani e accanto trovavano spazio i manufatti accessori: l’edificio colonico di due piani destinato sia alla famiglia contadina sia al massaro; la stalla a corpo separato; l'oratorio pubblico di S. Anna; la
casella per la lavorazione della canapa; la ghiacciaia.
I campi della proprietà erano destinati a: frumento, canapa, vite, alberi da frutto, orto.
Nel 1823, la proprietà della Villa, prima del Principe Don Giovanni Lambertini, fu acquistata da Francesco Mattei, rappresentante di un'importante famiglia patrizia romana.
Di grande interesse la ghiacciaia (giazéra) costruita a nord del grande giardino e la cappella dedicata a S. Anna.

LA FAMIGLIA LAMBERTINI
Quella dei Lambertini fu una famiglia nobile, una delle più antiche di Bologna.
Originari di Galliera, sono ricordati nella vita pubblica fin dal sec. XI.
Un ramo della ricca famiglia, ebbe la dignità senatoria e abitarono a Bologna all’inizio dell’attuale via Nazario Sauro (l’abitazione fu abbattuta all’inizio del ‘900 durante l’allargamento di Via Montegrappa) e nel palazzo situato al n. 18, costruito nel 1570, oggi sede del Liceo Classico Minghetti.
Il Cardinale Prospero Lambertini rappresenta la maggiore gloria della famiglia, figura bonaria e arguta, diventò papa Benedetto XIV dal 1740 al 1758.

Prospero Lambertini
Il Cardinale Prospero Lambertini (1675-1758), divenne Papa Benedetto XIV dal 1740 al 1758.
Prospero Lambertini era nato a Bologna il 31 maggio 1675, allievo a Roma dei Padri Somaschi, aveva poi studiato teologia e diritto. Divenuto chierico, si era imposto come avvocato concistoriale.
Eccellente per ingegno e applicazione nello studio, percorse una rapida e brillante carriera ecclesiastica, grazie alla sua profonda preparazione culturale e alla sua proverbiale giovialità.
Papa Clemente XI lo nominò canonico di S. Pietro e arrivarono poi altri incarichi; consultore del Sant’Uffizio associato alla Congregazione dei Riti, rettore dell’Università della Sapienza.
A coronamento di questa prima intensa attività al servizio della Santa Sede, papa Benedetto XIII lo consacrò nel 1727 vescovo di Ancona e l’anno successivo gli diede la porpora cardinalizia.
Papa Clemente XII gli affidò nel 1731 l’arcidiocesi di Bologna, la seconda città per grandezza dello Stato Pontificio.
Nella sua natia Bologna, il cardinale Prospero Lambertini, seppe essere uomo pio e zelante, pur essendo un abile prelato della Curia Romana, volle a tutti i costi inserire la semplicità nel suo fecondo apostolato. Non era un bigotto, combatté certe teatralità nelle funzioni religiose, proibendole in un susseguirsi di notificazioni.
Era un pastore che si muoveva nella sua vasta diocesi, s’informava delle condizioni della povera gente, emanò ordinanze per alleviarne le pene; istituì una commissione di ecclesiastici, perché facesse opera di misericordia visitando e consolando gli ammalati, specie i più poveri.
Nel suo quasi decennale episcopato bolognese, si adoperò in ogni modo per elevare il livello spirituale del popolo, ma quello che maggiormente lo rendeva popolare era il suo parlare senza peli sulla lingua, dicendo pane al pane e vino al vino, usando spesso il dialetto locale; sapeva farsi obbedire, arrivando a sfogate improvvise ma sincere, a volte sfociando in qualche parola pesante.
La sua personalità, ispirò la più celebre opera di Alfredo Testoni, che nel 1905 scrisse la commedia in cinque atti “Il Cardinal Lambertini”, imperniata sulla sua figura, ricca di umanità e giovialità popolaresca; la commedia è vivace per la mescolanza di lingua e dialetto.
Quando il 19 febbraio 1740, iniziò il lungo conclave che seguì alla morte di papa Clemente XII, a qualche cardinale che gli chiedeva un parere sul nuovo pontefice da eleggere, rispose con la sua solita ironia e giovialità, ma con grande umiltà: “Volete un santo? eleggete Gotti; volete un politico? eleggete Aldobrandini; volete un asino? eleggete me”.
Come Papa fu ricordato soprattutto perché ritenuto uno dei più grandi canonisti e legislatori della Chiesa, fu detto il vero fondatore della scienza storico-giuridica. Fu un uomo arguto ed erudito con notevoli capacità diplomatiche. Prese severe misure finanziarie ricorrendo ad intelligenti tassazioni, riformò il clero con innovazioni legislative e sfruttò sempre le sue capacità diplomatiche per accordare i regnanti del suo tempo.
Ebbe perfino un carteggio con Voltaire che gli dedicò il "Maometto".
La sua guida illuminata suscitava entusiasmi e la sua ottima reputazione, era ampiamente condivisa anche fuori della Chiesa. La ragione principale era la passione che riservava alla ricerca scientifica, della quale riconosceva la necessaria libertà. Il suo interessamento alle scienze naturali era così autentico, che egli istituì nelle Università Pontificie nuove cattedre di Scienza, con laboratori di fisica e di chimica, fondò Accademie di archeologia, di anatomia, di storia, di storia dell’arte e di storia liturgica. Montesquieu lo definì: “Papa degli scienziati”.
Amante delle lettere e delle arti, fece tradurre in italiano le più significative opere della letteratura inglese e francese. Riuscì ad arrestare il degrado del Colosseo, usato da tempo come cava per l’estrazione di pietre per costruzioni, nel 1750 fece erigere durante il Giubileo, una grande croce nel mezzo dell’arena, in memoria delle migliaia di martiri lì uccisi. Amava, durante il Giubileo, mischiarsi alle file dei pellegrini in processione davanti alla Porta Santa, parlando con loro.
Del resto negli anni del suo pontificato, lo si vedeva spesso andare in giro in ogni quartiere della città, specie a Trastevere e intrattenersi amabilmente con la povera gente, si rendeva così conto direttamente delle precarie condizioni in cui viveva il popolo romano; altrettanto faceva con i campagnoli di Castel Gandolfo, dove d’estate, solo e con una canna in mano, si godeva il fresco del lago, vicino ad ignari pescatori.
Ciò gli permise di rendersi conto delle necessità del popolo e quindi agire in conseguenza.
Il suo illuminato pontificato, intessuto di comprensione e rispetto per tutti gli uomini, qualunque fosse il loro pensiero o fede religiosa, non fu sempre compreso ed apprezzato.
Poco prima di morire, il 3 maggio 1758 nel Palazzo del Quirinale, coscientemente pronunciò il suo pensiero: ”Io ora cado nel silenzio e nella dimenticanza, l’unico posto che mi spetta”.
Pasquino, di solito critico e feroce con i papi dell’epoca, lo esaltò filosoficamente:
“Ecco il papa che a Roma si conviene.
Di fede ne possiede quanto basta,
manda avanti gli affari della casta
e sa pigliare il mondo come viene.”


